La spighetta di San Giovanni

In giro per il web si trovano tantissime informazioni sugli usi della lavanda e del suo olio essenziale, per questo motivo non ripeterò ciò che potete

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già trovare scritto anche in questo articoletto divulgativo. Nè vi tedierò con gli aspettio più pratici della botanica e della coltivazione, che pure potete trovare in questo portale di agraria.

Vi racconterò invece di come lo scorso luglio le colline di Castel Di Leva, a Roma, erano di un bel viola provenzale, coperte di fiori di lavanda e roboanti di insetti, api e bombi. La cooperativa Agricoltura Nuova ha infatti da poco avviato la produzione delle lavande i cui prodotti – sacchetti di fiori e olio essenziale – potete trovare in vendita negli spacci aziendali.

La lavanda, il cui nome latino è stato accolto senza cambiamenti nell’italiano, è il gerundivo di lavare perchè il fiore serviva a profumare l’acqua usata, appunto, per lavarsi. Ancora comune l’abitudine di riporre tra la biancheria e nei cassetti dei sacchettini di fiori: il delicato profumo, così come il colore dei fiori, evocano serenità e freschezza tanto che la lavanda è simbolo di virtù e purezza dell’anima.

La lavanda era anche una delle erbe utilizzate per l’acqua di San Giovanni che si vendeva nella piazza del mercato antistante San Giovanni in Laterano, a Roma, la vigilia della festa. La lavanda magica veniva usata durante la notte di San Giovanni per allontanare le streghe che, se si fossero avvicinate ad una persona che aveva con sè alcune spighe di lavanda come amuleto, si sarebbero trovate a dover contarne chicchi e fili e, prima di riuscire a finire la lunga conta, sarebbero state sorprese dall’alba, la cui luce le avrebbe messe in fuga.

 

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