Di bolle d’accompagnamento e scrittura

Vi capita mai di domandarvi l’etimologia delle parole? A me si. Anche di quelle parole di uso comune. Anche di quelle parole di uso comune che per lavoro uso più di una volta al giorno. E capita anche alle persone con cui lavoro. Testimonianza ne é che qualche tempo fa tra un cassettone e l’altro discutevamo del perché la bolla di accompagnamento si chiamasse bolla. Così, in un magazzino di frutta e verdura, grazie ad un guizzo di curiosità, abbiamo ripercorso una delle teorie sulla nascita della scrittura.

Partendo dalla constatazione che in un area molto estesa del vicino oriente erano stati rinvenuti un numero elevato di cilindri, sferette, conetti, piccoli dischi di argilla e altre forme e che questi erano stati trovati anche in palle di argilla cave (come fossero zucche secche con i semi dentro), l’archeologo Pierre Amiet ipotizzò che questi fossero un sistema di registrazione e i cilindri, conetti etc. rappresentassero un tipo e un’unità di merce.

Secondo questa ipotesi, il commerciante che consegnava la merce per la spedizione inseriva nella palla di argilla un numero di piccoli oggetti simbolo della mercanzia affidata e chiudeva la palla consegnandola alla carovana.In questa maniera la carovana trasportava la merce e un documento che, di fatto, registrava la transazione. Arrivati a destinazione, il destinatario della merce avrebbe rotto la bolla e, sulla base degli oggetti contenuti, avrebbe potuto verificare la quantità e qualità degli oggetti speditigli. Se il contenuto della bolla non fosse combaciato con la merce recapitata a destinazione questo avrebbe significato che qualcosa era stato rubato o perso durante il viaggio. Queste palle, dette “bullae”, erano quindi un documento di trasporto.

Per rendere tutto più chiaro, facciamo un esempio: Io commerciante affido alla carovana 65 pecore. Se sia io che il destinatario del mio gregge siamo d’accordo che una pecora equivale a un cilindro e 31 pecore equivalgono un disco allora per comunicargli che gli sto mandando 65 pecore metterei nella mia bolla 2 dischi e 3 cilindri. La bolla arriverebbe poi a destinazione insieme al gregge, e il pastore mio amico – che ha deciso con me il significato del disco e del cilindro – rompendo la bolla saprebbe di dover ricevere in consegna dalla carovana esattamente 65 pecore.

Quello che ricollega queste bolle di trasporto all’origine della scrittura sta nel fatto che sembra siano il primo esempio di collegamento arbitrario tra segno e significato. Infatti, il cilindretto e il disco di argilla non raffiguravano la merce, non sono simili il primo a una pecora e il secondo a 31 pecore, sono simboli arbitrari.

Questo processo mentale è alla base della scrittura che altro non é che una tecnologia che, arbitrariamente – ma sulla base di un accordo tra le persone che poi useranno quel codice – collega un segno (un disco) ad un significato (31 pecore).

Tornando alla nostra storia, con il tempo, qualcuno si rese conto che invece di inserire questi piccoli oggetti nella bolla avrebbe potuto disegnarveli sopra. E magari, a quel punto, non sarebbe servito neanche più chiudere la bolla, ma ad indicare 65 pecore sarebbe bastata una semplice tavoletta di argilla su cui disegnare due dischi e tre cilindri.

La zucca di Halloween

Un tempo per i bambini italiani la zucca più celebre era quella della fiaba di Charles Perrault. Quando la matrigna

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cattiva vieta a Cenerentola di partecipare al ballo di corte, lei scoppia a piangere ed è così che la Fata madrina arriva in suo aiuto: con un bidibi bodibi bù trasforma una zucca in una carrozza e Cenerentola fila via in cerca di un marito ricco e abbiente. Chi non ricorda le immagini del film della Disney?

Adesso quando parliamo di zucche ecco che il nostro pensiero va ad Halloween. E’ quasi il 31 ottobre e negli Stati Uniti le strade e le finestre delle case iniziano ad essere punteggiate di arancione. Anche le nostre strade, da qualche anno a questa parte, iniziano a essere partecipi di questa festività autunnale con addobbi nelle vetrine e qualche candela che sorride maldestra da una zucca scavata. La notte di Halloween, per noi straniera, è nei significati a noi anche così vicina.

La zucca emblema di Halloween simboleggia la rinascita. Con i suoi tanti semi, la zucca rappresenta la resurrezione dei morti tant’è che era considerata un ottimo viatico per salire in cielo come ci

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testimoniano i suoi ristrovamenti insieme a noci e nocciole nelle antiche tombe del Württenberg.

La zucca di Halloween rappresenta dunque l’arrivo dei morti sulla terra, e quindi, il loro ricordo. Più o meno ciò che celebriamo anche noi nella tradizione cattolica il mattino seguente, celebrando prima i più meritevoli con la festa di Ognissanti, e poi tutti gli altri defunti il 2 novembre.