Il ruolo della regione per un nuovo governo del territorio, a nostro parere …

Di seguito l’intervento del Coordinamento per l’accesso alla terra e la Salvaguardia dell’Agro Romano fatto ieri all’incontro con il candidato Nicola Zingaretti, incentrato sul tema del ruolo della regione per un nuovo governo del territorio.

“Salve a tutti, sono Marta della Cooperativa Carlo Pisacane e parlo oggi a nome del Coordinamento per l’accesso alla terra e la Salvaguardia dell’Agro Romano.

Da più di un anno stiamo lavorando perché l’Agro Romano torni ad essere una risorsa per la città, una risorsa per i giovani che vogliono “salire in agricoltura”, come ha scritto Carlo Petrini qualche giorno fa.

L’interesse crescente per il ritorno alla terra è palese, ma l’Agro Romano vive in attesa del cambio di destinazione d’uso tramite variante urbanistica. I terreni, anche quelli pubblici, sono preclusi a noi agricoltori, giovani o esperti non importa.

Ci manca la terra, ci manca il credito, ci manca il mercato.

Nella nostra vertenza, al comune di Roma, ci siamo limitati a chiedere i terreni agricoli che lo stesso comune ha espropriato ai costruttori. Abbiamo chiesto di dare la terra a chi la lavora.

Proprio un anno fa, la cooperativa Pisacane insieme al resto del coordinamento ha tenuto un presidio nei terreni del comprensorio agricolo di Tormarancia e – a dispetto di tutte le problematiche – posso dire che noi, se ci venisse assegnata terra domani, saremmo in campo a piantar lattughe dopodomani stesso. Ma al momento siamo una cooperativa agricola senza terra.

Per fare agricoltura, per produrre da mangiare, serve la terra.

Se non viene riconosciuto alla terra questo ruolo primario, gli interessi economici daranno sempre priorità ad usi alternativi del terreno. Che siano edifici, impianti fotovoltaici o parchi con il prato all’inglese non cambia molto.

Chiediamo che Roma rivaluti il patrimonio che ha tutt’intorno, patrimonio che è dato dall’attività degli agricoltori, che però stentano a sopravvivere a causa di politiche cieche.

Noi della cooperativa Pisacane siamo già in agricoltura, i soldi che abbiamo – o non abbiamo – in tasca ci vengono da questo mondo. Noi non dobbiamo salire in agricoltura, al massimo vorremmo che con noi l’agricoltura risalisse la china. Mi viene in mente quella citazione che dice “siamo come nani che stanno sulle spalle dei giganti”.

Posso dire che il coordinamento è sulle spalle di un gigante fatto dalle esperienze di persone che da quasi 40 anni campano di agricoltura a fine mese. E che dicono, da 40 anni, più o meno sempre le stesse cose.

Il gigante su cui siamo ci fa vedere più in là: parliamo di green economy,

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di agricoltura biologica e sostenibile, di multifunzionalità, agricoltura sociale, di filiera corta e vendita diretta, di reddito integrativo da energie rinnovabili, di biodiversità. Però è un guscio vuoto, lo scheletro è lì, manca la ciccia: come dire che Roma è il comune agricolo più grande d’Europa. Sulla carta lo è, nella pratica affatto.

Dunque, come coordinamento, chiediamo a coloro che ci governeranno in futuro di fare un lavoro da giganti, di riempire quel vuoto.

Al presidente della regione chiediamo di mettere l’agricoltura al centro della politica regionale e del comune facendone il settore da cui far ripartire la nostra società. Ripensare, a partire dall’agricoltura, le politiche di sviluppo economico, le politiche sociali e del lavoro, le politiche ambientali, energetiche e sanitarie.

Al presidente chiediamo di impegnarsi con atti concreti quali la pianificazione definitiva e certa per il paesaggio naturale e rurale e pretendiamo che vengano rispettati i limiti del piano regolatore; basta varianti. Chiediamo l’approvazione del piano paesaggistico regionale, e la revisione della disciplina urbanistica regionale in una legge quadro. Chiediamo politiche in grado di rivalutare le aree protette in chiave anche agricola.

Chiediamo, di investire nell’agricoltura biologica e sostenibile, incentivando gli imprenditori agricoli, facendo politiche di sostegno agli agricoltori di nuovo insediamento e correggendo i tanti di vizi di mercato che falsano i prezzi dei prodotti. Chiediamo di valorizzare gli agricoltori più esperti incentivando l’innovazione e permettendogli di svolgere un ruolo determinante nella gestione delle varie aziende agricole comunali, regionali o dei vari enti. Al presidente chiediamo di garantire il mercato a prodotti locali, di considerare cosa l’agricoltura biologica fa nella salvaguardia del paesaggio, per l’occupazione, per l’export anche quando decidono su cosa far mangiare ai bambini nelle mense scolastiche.

Al presidente chiediamo di tener presente tutto ciò, rimettendo insieme i vari tasselli. Di darci un gigante pasciuto insomma, non solo l’ombra di se stesso.”